La reputazione, e da dove viene
L'immagine che molti hanno dell'Albania risale al crollo degli schemi piramidali del 1997 e ai disordini che seguirono. Sono passati trent'anni. Il paese è candidato all'Unione europea, il turismo è diventato un pilastro della sua economia, e la Riviera accoglie ogni estate centinaia di migliaia di visitatori europei. Giudicare l'Albania del 2026 sulle immagini del 1997 è più o meno corretto quanto giudicare la Croazia sullo stesso periodo.
Cosa è tranquillo, e cosa meno
La microcriminalità di strada è bassa a Saranda e a Ksamil, decisamente meno visibile che in molte grandi città dell'Europa occidentale. Si gira la sera senza tensione particolare, e i locali notturni sono presidiati. Quello che richiede attenzione è il classico delle zone turistiche d'estate: lasciare le proprie cose incustodite su una spiaggia affollata, o perdere di vista il bicchiere in un club. Sono precauzioni di buon senso, non specificità albanesi.
I rischi veri: la strada e il mare
Il pericolo statistico numero uno in Albania è la strada. Guida nervosa, sorpassi, illuminazione irregolare, e strade di montagna strette lungo la Riviera. Se si noleggia un'auto, di notte si va piano. Il secondo rischio è il bagno: alcune calette hanno fondali che scendono in fretta e poca sorveglianza. Sono due temi seri, e non hanno nulla a che vedere con l'insicurezza che si teme prima di partire.
Taxi, soldi e piccole fregature
La trappola più comune non è pericolosa, è finanziaria: il taxi senza tassametro il cui prezzo si contratta dopo la corsa, e il pagamento in euro al cambio dell'autista. Si fissa il prezzo prima di salire, sempre. Stessa logica per i conti in terrazza nelle zone molto turistiche: controllare il menu prima di ordinare. Niente di violento, solo la normale attenzione di un posto dove il turismo è recente e non ancora del tutto regolato.
